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La logica della credenza

 

 

“Tutto ciò che è creduto esiste”

(e produce effetti concreti)

La logica della credenza è una delle tre logiche non razionali che influenza la nostra mente.

Si tratta di uno strumento molto potente in grado di cambiare il modo di percepire, di sentire e di agire. Ma come per ogni strumento, tutto dipende da come viene adoperata. Il filmato che potete vedere tratto da un famosissimo film illustra un esempio di come possa essere utilizzata in positivo.

Nella pratica clinica invece quello che ne osserviamo frequentemente è proprio un uso negativo che va a costruire una trappola dalla quale la persona non riesce più ad uscire. Si tratta della cosiddetta utopia negativa, ovvero di una idea disfunzionale rigida della quale si è convinti e che produce continuamente nei fatti le prove della sua veridicità. Una situazione apparentemente senza via di uscita nota in psicologia come il fenomeno della profezia che si autodetermina.

Pensiamo alla persona certa o quasi di non valere. Come immaginate che si comporterà in situazioni esterne. Se invitata ad una festa probabilmente se ne starà in un angolo, con lo sguardo basso ed eviterà di dare confidenza ad estranei e meno che mai di sorridere a chiunque. Il risultato ? Una tragedia annunciata.

La sera tornerà a casa sempre più convinta di quanto non piaccia sottovalutando quanto il suo atteggiamento abbia contribuito a costruire letteralmente quella realtà. Nel lavoro forse tenderà a fare il minimo indispensabile per non correre rischi e questo la manterrà in una posizione insoddisfacente e sotto il bombardamento di giudizi svalutativi da parte di colleghi e superiori, cosa che la indurrà maggiormente a pensare che non può aspirare a niente di meglio. Ma non basta.

Spesso queste persone si scelgono partner che le svalutano quando addirittura non le maltrattano apertamente.L’idea di base è sempre quella per cui non è possibile meritarsi di meglio. Ma qui entra in gioco un aspetto ancora più sottile e subdolo. La scelta del compagno “sbagliato” può infatti servire a confermare la credenza originaria.

E questo può apparire sconvolgente alla persona inesperta.

Perché mai uno dovrebbe attuare comportamenti autolesionistici pur di convalidare un’idea negativa che lo fa soffrire ?

La risposta si trova nel funzionamento della nostra mente. Ognuno di noi una volta che si convince di una determinata cosa tende a trascurare gli aspetti che la contraddicono e a valorizzare gli aspetti opposti. E’ il fenomeno del pregiudizio. Ma anche più semplicemente quello che ci accade quando compriamo una cosa e dopo ignoriamo tutte le possibili alternative ugualmente valide e ci concentriamo sui fattori positivi che “dimostrano” come quella sia stata la scelta migliore. E’ un sistema economico utile. Sarebbe molto complicato ogni giorno rimettere in discussione le nostre abitudini, i nostri schemi e le nostre “certezze”. Già a livello biologico il meccanismo dell’omeostasi mostra come ogni organismo vivente tenda a mantenere un equlibrio una volta raggiunto.

Dove è allora il confine ?

Il punto determinante è quando una credenza diventa talmente rigida da divenire una fortezza inespugnabile. Quando da elemento utile e protettivo diventa la prigione da cui non  si riesce più ad uscire nonostante l’intensità della sofferenza.

Qui la terapia strategica può creare insieme alla persona quei spiragli di luce che permettono al sistema di tornare a respirare evolvendo verso una maggiore elasticità e benessere.

 

 

 

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